I miei fichi caramellati
Il fico.. basta aprirlo a metà per capire perché, da migliaia di anni, accompagna miti, leggende e tradizioni: la sua polpa morbida, disseminata di centinaia di piccoli semi, è diventata il simbolo della fertilità, dell'abbondanza e della prosperità.
Nell'antichità il fico era considerato un dono prezioso. I Greci lo offrivano agli atleti come alimento energetico e lo consacravano a Demetra, dea della terra fertile, per i Romani era l’albero sacro sotto il quale, secondo la leggenda, la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo, dando inizio alla storia di Roma. Addirittura anche nella tradizione biblica il fico è il primo albero che offre riparo ad Adamo ed Eva, mentre i suoi frutti diventano immagine di pace, benessere e vita condivisa.
Forse è anche per questo che il fico è sempre stato un frutto "di casa", generoso e capace di regalare raccolti abbondanti e le nostre nonne lo sapevano bene.
Quando i fichi diventavano troppo maturi per essere mangiati tutti freschi, si preparavano confetture, mostarde, fichi secchi, oppure si lasciavano cuocere lentamente con lo zucchero fino a trasformarli in una conserva ambrata e profumata: i fichi caramellati.
Era un gesto di cura più che una ricetta! (Ahhhh che ricordi e che profumi!!). Significava custodire l'estate dentro un vasetto, perché quei fichi sarebbero tornati sulla tavola nei mesi freddi, accanto a un dolce delle feste, a una fetta di pane o a un formaggio stagionato. Ogni cucchiaio riportava il sole di agosto quando fuori c'era la nebbia.. e qui in Romagna di nebbia ce ne era sempre tanta!!
È questo che amo delle conserve.. permettono al tempo di continuare a parlare, in una forma e in una veste nuove.. le ricette di una volta ci insegnano a conservare senza per forza dover trattenere.. ma imparare ad attraversare e a rispettare i cambiamenti..